La prima edizione di HumanCare ha permesso di censire alcune esperienze virtuose della umanizzazione delle cure, declinata con riferimento a cinque macro tematiche: ambienti, tecnologia, volontariato, cultura e comunicazione.

Il 22 aprile a Genova, in occasione della seconda edizione di questo significativo momento di riflessione condivisa, verrà conferito un riconoscimento ai cinque progetti più apprezzati, uno per area.

Contribuisci a questo momento celebrativo! Puoi esprimere la tua preferenza su una o più aree tematiche.

Ambienti e Umanizzazione

  • Il ruolo del service design nel miglioramento dei processi ospedalieri: un approccio metodologico per migliorare l’esperienza dei pazienti

    Francesca Gorla, Maria Chiara Wirz, Matteo Bertelli

    IRCCS Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Bologna Policlinico di Sant'Orsola

    Ambienti e Umanizzazione

    Il ruolo del service design nel miglioramento dei processi ospedalieri: un approccio metodologico per migliorare l’esperienza dei pazienti

    Autori: Francesca Gorla, Maria Chiara Wirz, Matteo Bertelli

    Azienda/Ospedale: IRCCS Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Bologna Policlinico di Sant'Orsola

    Il Policlinico di Sant’Orsola è un contesto dinamico e multidimensionale, articolato in 32 padiglioni e attraversato ogni giorno da circa 20.000 utenti con bisogni differenti: pazienti, caregiver, personale e studenti vivono l’ospedale con ruoli, aspettative e stati emotivi differenti, richiedendo un approccio capace di leggere, gestire e integrare le necessità così da far sentire ognuno accolto nella comunità del Policlinico. Per affrontare la crescente complessità dei bisogni e migliorare l’esperienza di chi vive l’ospedale, negli ultimi anni l’Azienda ha avviato un percorso di innovazione organizzativa fondato su metodologie collaborative e approcci centrati sull’utente.

    Già nell’ambito della collaborazione avviata nel 2020 con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Azienda ha partecipato al caso studio The Hospital of Tomorrow, progetto volto a pianificare, gestire e innovare le strutture ospedaliere durante la pandemia di COVID‑19 attraverso un metodo olistico e partecipativo, con particolare attenzione ai modelli di lavoro, ai processi comunicativi e alle competenze coinvolte. Il caso studio ha contribuito a orientare lo sviluppo e l’implementazione dei successivi standard e procedure, tecniche e organizzative, utili a rendere l’ospedale più efficiente, innovativo e resiliente.

    Nel gennaio 2023 è stata avviata una collaborazione strategica con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna per applicare la metodologia del service design: è stato istituito un team dedicato con l’obiettivo di integrare la ricerca accademica e la pratica ospedaliera con lo scopo di migliorare l’efficienza della struttura e i percorsi di cura ponendo al centro l’utente, identificando i suoi bisogni attraverso un approccio che va oltre la semplice ricerca di soluzioni immediate per dare valore al processo stesso.

    Per facilitare la comunicazione tra i progettisti e i professionisti del Policlinico, è stato adottato il modello del Double Diamond del Design Council britannico, che si basa sull’alternanza tra pensiero divergente ed esplorativo e pensiero convergente e di sintesi, sviluppandosi in quattro fasi non strettamente lineari ma iterative: esplorazione, definizione, ideazione e sviluppo e implementazione.

    L’approccio ha portato allo sviluppo di diverse soluzioni per migliorare l’accoglienza, l’accessibilità e l’orientamento, come la creazione di un sistema automatizzato per il ritiro e rilascio di carrozzine, utilizzabile in autonomia anche fuori dagli orari di apertura; una riqualificazione delle aree esterne, che è partita con l’inserimento di un food truck per la vendita di cibo sano, migliorando la permanenza di pazienti, studenti e accompagnator; un promemoria di visita attraverso la riprogettazione del layout grafico dei fogli di prenotazione ambulatoriale (data, luogo, istruzioni operative sono state riorganizzate gerarchicamente per ridurre il sovraccarico cognitivo, rendendo il documento più leggibile e favorendo l’autonomia di orientamento del paziente).

    Il ruolo del service design nel miglioramento dei processi ospedalieri: un approccio metodologico per migliorare l'esperienza dei pazienti
  • L’attenzione ai luoghi di cura: diminuire il senso di estraneità e di differenza nei confronti del contesto ospedaliero

    Alessandro Poggi, Anna Rita Garzia

    Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    Ambienti e Umanizzazione

    L’attenzione ai luoghi di cura: diminuire il senso di estraneità e di differenza nei confronti del contesto ospedaliero

    Autori: Alessandro Poggi, Anna Rita Garzia

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha adottato numerose strategie di umanizzazione delle cure basate sul principio che l’ambiente fisico e relazionale abbia un impatto diretto sul percorso terapeutico e sul benessere della persona. L’obiettivo è trasformare l’ospedale da una struttura puramente tecnica a un luogo di cura integrata, capace di rispondere anche alle esigenze psico-emotive dei pazienti.

    Di seguito sono i principali progetti adottati dall’Azienda:

    • l’Ospedale Civile di Baggiovara è il primo “Ospedale Dementia Friendly” in Italia. Per ridurre lo stress e prevenire il delirium, sono state create delle stanze che offrono terapie non farmacologiche basate sulla stimolazione multisensoriale, utilizzate anche nelle cure palliative per migliorare il comfort nel fine vita;
    • la Biblioteca Ospedaliera (“La Tana della Lettura”): pensata per Pazienti, Dipendenti e studenti, è collocata all’ingresso principale del Policlinico di Modena; questa biblioteca è stata allestita con arredi caldi e familiari, in modo da creare un angolo accogliente destinato alla lettura quale presidio culturale e terapeutico: riduce l’ansia delle persone in attesa di ricovero, rappresenta uno spazio di decompressione emotiva per il personale sanitario. La biblioteca offre un servizio di lettura “al letto del Paziente”, da parte di un Operatore, per tutte le persone che lo desiderano e che non sono in condizioni di raggiungere la biblioteca;
    • con il progetto “Coloriamo la Radiologia dei bambini”, le sale di diagnostica e preparazione alla risonanza magnetica sono state decorate con stampe di personaggi fantastici per rilassare i piccoli pazienti; – in radioterapia, il progetto “Il fantastico mondo di Tommy” utilizza speciali videoproiettori 3D nelle sale di radioterapia pediatrica. Le proiezioni raccontano le avventure del robottino Tommy, trasformando i macchinari in elementi di gioco per aiutare i bambini ad affrontare le cure con minor paura ed ansia;
    • spazi normalmente dedicati alla fisioterapia sono stati aperti ad attività non convenzionali. Il progetto “Endogym” offre percorsi di yoga e mindfulness per pazienti con endometriosi, mentre “Tracce di Frida: il corpo resiliente” propone incontri di danza per donne affette da malattie infiammatorie croniche intestinali, al fine di migliorare la percezione del proprio corpo dopo interventi chirurgici.

    L’Ospedale di Baggiovara ha aperto i propri spazi per ospitare l’Alzheimer Fest, un festival volto a combattere lo stigma sulla demenza. Tra le iniziative più originali, l’inserimento di percorsi di “disorientamento collettivo” con segnaletica errata per far immedesimare i visitatori nella condizione dei pazienti.

    L’attenzione ai luoghi di cura: diminuire il senso di estraneità e di differenza nei confronti del contesto ospedaliero
  • L’umanizzazione degli spazi ospedalieri: il caso dell’azienda ospedaliero‑universitaria senese (AOU Senese)

    Maria De Marco, Elena Maria Guerreschi

    Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    Ambienti e Umanizzazione

    L’umanizzazione degli spazi ospedalieri: il caso dell’azienda ospedaliero‑universitaria senese (AOU Senese)

    Autori: Maria De Marco, Elena Maria Guerreschi

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    L’Azienda Ospedaliero Universitaria senese ha sviluppato delle iniziative di umanizzazione degli spazi ospedalieri pensate per rendere l’ambiente clinico più accogliente e migliorare il benessere di pazienti, familiari e personale sanitario. Per contrastare l’ansia spesso associata alle procedure diagnostiche e agli ambienti freddi, l’ospedale ha sfruttato la sostituzione di grandi macchinari (come TAC, risonanza magnetica e angiografi) per installare pannelli retroilluminati raffiguranti paesaggi naturali; soluzione che ha aiutato a creare un’atmosfera più rilassante, riducendo lo stress dei pazienti e favorendo un clima più disteso anche per gli operatori.
    Per alleviare la paura e lo spaesamento dei bambini di fronte ad ambienti asettici, sono stati realizzati murales colorati e ambientazioni ispirate alle fiabe: un progetto, sviluppato in collaborazione con artisti, psicologi e coinvolgendo gli stessi piccoli pazienti, che ha trasformato i reparti in veri e propri “spazi narrativi” capaci di stimolare la fantasia e facilitare l’alleanza terapeutica.
    Il tragitto verso la sala operatoria, solitamente vissuto come un momento altamente traumatico, è stato trasformato in un’esperienza ludica dove i bambini possono ora compiere il percorso guidando delle piccole auto elettriche, iniziativa che ha ridotto drasticamente l’ansia pre-operatoria, con ricadute positive persino sull’induzione dell’anestesia e sul decorso post-operatorio.
    Per gestire lo stress acuto dei bambini in attesa di cure urgenti, è stato allestito uno spazio ludico-emotivo: l’area è dotata di giochi multimediali, pareti interattive, sedute colorate e libri illustrati per permettere ai bambini di trovare una maggiore regolazione emotiva, rassicurando allo stesso tempo i genitori e agevolando il lavoro del personale.

    I progetti dimostrano come il design degli spazi e l’attenzione ai bisogni emotivi possano integrarsi perfettamente con l’efficienza clinica, garantendo un’assistenza più empatica e centrata sulla persona

    L’umanizzazione degli spazi ospedalieri: il caso dell'azienda ospedaliero‑universitaria senese (AOU Senese)
  • La cura al centro: il valore dell’umanizzazione e delle humanities in sanità

    Valter Alpe

    Azienda Ospedaliero-Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria

    Ambienti e Umanizzazione

    La cura al centro: il valore dell’umanizzazione e delle humanities in sanità

    Autori: Valter Alpe

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria

    La visione strategica dell’AOU di Alessandria si fonda sulla convinzione che l’umanizzazione delle cure è una competenza organizzativa, clinica e relazionale. L’Azienda, che rappresenta un polo di eccellenza assistenziale, formativo e scientifico articolato su quattro presidi, integra l’approccio umanistico in ogni processo decisionale e strutturale, con l’obiettivo di garantire una sanità più efficace, equa e sostenibile.

    Il cuore della strategia aziendale è racchiuso nel Piano Strategico 2025-2030, denominato significativamente “PERSONE”, documento che individua nella “qualità percepita” dal paziente un indicatore fondamentale di performance e si sviluppa su sette assi strategici interconnessi:

    • promozione del benessere organizzativo, della formazione e del welfare per il personale, partendo dal presupposto che l’umanizzazione inizia dal benessere di chi cura;
    • adozione di una medicina basata sul valore (value-based healthcare), che unisce risultati oggettivi clinici e qualità percepita dal paziente;
    • sviluppo della ricerca traslazionale e rafforzamento delle sinergie con l’Università per consolidare il ruolo nazionale dell’AOU AL e ottenere il riconoscimento come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS);
    • creazione di ospedali resilienti attraverso la gestione del rischio clinico, la cybersicurezza e l’adesione ai principi ESG (ambientali, sociali e di governance);
    • efficienza organizzativa: ottimizzazione dei processi e riduzione delle liste d’attesa, mantenendo un rigoroso equilibrio di bilancio senza sacrificare la qualità dell’offerta;
    • innovazione e “nuovi” ospedali: rinnovamento strutturale dei presidi e adozione di tecnologie avanzate, come il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e l’intelligenza artificiale, per ridisegnare i modelli di cura.
    • coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni attraverso strumenti come la Conferenza Aziendale di Partecipazione, concependo l’empowerment come un diritto fondamentale e una leva per la sostenibilità del sistema.

    Per tradurre questa visione in realtà, l’AOU AL ha posto al centro delle politiche aziendali il Centro Studi per le Medical Humanities DAIRI, approccio che integra scienze biomediche e sapere umanistico tramite la medicina narrativa, l’arte e la formazione comunicativa del personale; gli interventi si traducono in azioni misurabili anche sugli spazi fisici: dal piano colore per facilitare l’orientamento, ai giardini sensoriali riabilitativi, fino all’attenta cura degli ambienti pediatrici, il tutto costantemente monitorato dal Gruppo Aziendale Decoro.

    La sfida dell’AOU AL è armonizzare l’innovazione tecnologica con l’umanizzazione: pur investendo nella digitalizzazione e nella telemedicina, l’Azienda è consapevole che nessuna tecnologia potrà mai sostituire il valore umano della relazione clinica.

    La cura al centro: il valore dell'umanizzazione e delle humanities in sanità

Tecnologia e Umanizzazione

  • Etica della ricerca e innovazione tecnologica: binomio imprescindibile nel processo di umanizzazione della cura

    Andrea Onetti Muda

    Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    Tecnologia e Umanizzazione

    Etica della ricerca e innovazione tecnologica: binomio imprescindibile nel processo di umanizzazione della cura

    Autori: Andrea Onetti Muda

    Azienda/Ospedale: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù promuove lo sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica all’interno di un quadro etico fondato sulla centralità del paziente e sulla dignità umana. Etica della ricerca e umanizzazione delle cure rappresentano infatti dimensioni complementari che orientano l’attività clinica e scientifica.

    Per garantire qualità e integrità della ricerca, l’Ospedale adotta le linee guida del Codice europeo ALLEA, basato su quattro pilastri: affidabilità, onestà, rispetto e responsabilità. Questo impegno si traduce in pratiche concrete, come l’utilizzo di piattaforme digitali certificate per la gestione sicura e tracciabile dei dati e una comunicazione trasparente con i genitori, fondamentale soprattutto in ambiti complessi come le terapie geniche e cellulari.

    In questo contesto, l’etica rappresenta una vera e propria bussola di fronte alle tecnologie emergenti, garantendo la tutela dei minori e un accesso equo alle cure. Umanizzare significa guardare alla persona oltre la malattia, integrando l’efficienza tecnica con l’ascolto e la dimensione emotiva.

    La tecnologia diventa così uno strumento di responsabilità sociale, come dimostra il programma di telemedicina pediatrica, che consente di monitorare a distanza i bambini con patologie croniche, riducendo il carico degli spostamenti per le famiglie. Allo stesso modo, la centralità della persona si esprime nella cura degli ambienti terapeutici, come nei reparti oncologici e nel Centro di Cure Palliative inaugurato nel 2022, dedicato ad accompagnare i pazienti e le loro famiglie nel percorso di cura.

    Consapevole delle possibili criticità dell’innovazione — dall’iperspecializzazione al rischio di una riduzione del contatto umano — l’Ospedale investe nella formazione dei professionisti, promuovendo competenze relazionali e intelligenza emotiva.

    L’esperienza del Bambino Gesù dimostra che integrare etica, tecnologia e umanizzazione non è solo possibile, ma necessario: perché l’innovazione sia davvero progresso, deve restare sempre al servizio della persona.

    Etica della ricerca e innovazione tecnologica: binomio imprescindibile nel processo di umanizzazione della cura
  • L’umanizzazione con la telemedicina nel metaverso: l’esperienza nel carcere di Chiavari

    Elio Menicocci

    Asl 4 Liguria

    Tecnologia e Umanizzazione

    L’umanizzazione con la telemedicina nel metaverso: l’esperienza nel carcere di Chiavari

    Autori: Elio Menicocci

    Azienda/Ospedale: Asl 4 Liguria

    La Casa di Reclusione di Chiavari ospita una popolazione detenuta eterogenea, con circa la metà dei ristretti provenienti da Paesi del Nord Africa e dell’Europa dell’Est. Il presidio sanitario penitenziario si scontrava con criticità strutturali croniche quali sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà nel garantire la continuità assistenziale e la complessa necessità di tutelare la privacy e la dignità dei detenuti all’interno di un ambiente dominato da rigide esigenze di sicurezza e controllo.

    Per superare questi limiti, è stato introdotto un modello di cura innovativo che unisce la telemedicina a un utilizzo del metaverso: dal punto di vista organizzativo, gli orari del personale sono stati rimodulati per garantire una copertura sanitaria (dalle 8:00 alle 23;00), ottimizzando l’impiego dei medici tramite la piattaforma regionale “IT-Cura” per televisite e teleconsulti.

    Il cuore del progetto è però la creazione di un ambiente sanitario virtuale immersivo, accessibile tramite visori per la realtà virtuale (VR), che è stato progettato e realizzato internamente, ricreando digitalmente l’ambulatorio dell’infermeria. Il detenuto, assistito fisicamente in loco da un infermiere, indossa il visore e incontra gli specialisti (collegati da remoto) sotto forma di avatar generici: questa soluzione garantisce un’elevata tutela della privacy e riduce il senso di intrusione tipico delle normali telecamere. Un aspetto rivoluzionario è che lo spazio virtuale non si limita alla stanza chiusa, ma offre uscite verso ampi ambienti naturali dove il paziente può muoversi liberamente pur restando seduto, permettendogli di “evadere” psicologicamente dagli spazi ristretti del carcere, mantenendo intatta la qualità del dialogo e l’efficacia della visita.

    Tra i benefici già osservati vi è l’attivazione di 8 branche specialistiche attraverso il sistema di telemedicina, la presa in carico di 20 pazienti complessi, e un risparmio di 1100 ore annue di personale medico. Inoltre, l’accesso alle prestazioni è stato reso più continuativo e sistematico, anche per prestazioni rientranti nei LEA.

    L’umanizzazione con la telemedicina nel metaverso: l'esperienza nel carcere di Chiavari
  • La tecnologia a supporto dell’umanizzazione delle cure: l’esperienza del sito web dell’AOU Senese

    Gianpaolo Ghisalberti

    Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    Tecnologia e Umanizzazione

    La tecnologia a supporto dell’umanizzazione delle cure: l’esperienza del sito web dell’AOU Senese

    Autori: Gianpaolo Ghisalberti

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    L’Azienda ospedaliero-universitaria Senese (AOU Senese) ha intrapreso una trasformazione digitale guidata dal principio empatico del «mettersi nei panni di», con l’obiettivo di coniugare il progresso tecnologico con l’umanizzazione delle cure: il fulcro di questa innovazione è stato il sito web istituzionale, trasformato da semplice archivio di documenti a un ecosistema digitale integrato, interattivo e centrato sulla persona.

    Superando la logica dell’autoreferenzialità istituzionale, la riprogettazione del portale ha adottato un approccio user-centered in linea con le direttive dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). Attraverso i principi del Knowledge Management, i contenuti sono stati riorganizzati per mettere nelle mani dell’utente una sorta di “telecomando virtuale”: un’interfaccia semplificata con pulsanti di accesso rapido per i servizi più strategici. L’interattività del nuovo ecosistema si manifesta concretamente attraverso:

    • l’integrazione di basi dati interoperabili che permette di visualizzare online il numero di pazienti in attesa al Pronto Soccorso e la disponibilità dei parcheggi limitrofi, aiutando gli utenti a pianificare gli accessi e a ridurre lo stress;
    • il rapporto Agenas, i risultati sull’esperienza dei pazienti (PREMs) e i dati operativi aggiornati (“L’Azienda in cifre”).

    Per superare la freddezza e l’impersonalità tipiche delle interfacce tradizionali, l’AOU Senese ha sviluppato un assistente virtuale in grado di interagire sia tramite testo che voce. Realizzato avvalendosi di tecnologie avanzate di fotogrammetria e clonazione vocale, l’avatar riproduce le sembianze della vincitrice di Miss Italia 2024 – originaria di Siena – insieme a quelle di alcuni professionisti dell’AOU Senese, offrendo un’esperienza di interazione più naturale, empatica e coinvolgente.

    L’efficacia di questo approccio è dimostrata dai numeri poichè gli utenti sono passati da 320.000 nel 2021 a oltre 448.000 nel 2024. Il sito si configura oggi come un sistema “vivo” e in continuo adattamento, un ambiente relazionale che ascolta e accompagna i cittadini nei loro bisogni logistici e informativi. L’interfaccia digitale è diventata un’estensione della relazione di cura, dimostrando che la tecnologia può trasformarsi in uno strumento di prossimità capace di rafforzare il patto di fiducia tra ospedale e cittadini.

    La tecnologia a supporto dell'umanizzazione delle cure: l'esperienza del sito web dell'AOU Senese
  • Le tecnologie digitali a servizio della persona, per una medicina più vicina e personalizata

    Alessandro Melzani, Alessandro Sala

    Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    Tecnologia e Umanizzazione

    Le tecnologie digitali a servizio della persona, per una medicina più vicina e personalizata

    Autori: Alessandro Melzani, Alessandro Sala

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    L’Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) di Modena ha intrapreso un percorso d’innovazione tecnologica per migliorare la sicurezza clinica dei pazienti più vulnerabili e semplificare l’accesso ai servizi sanitari per tutti i cittadini. In un territorio esteso per circa 100 km, le distanze fisiche rappresentano un ostacolo e una fonte di stress per l’utenza che deve recarsi nei luoghi di cura. Per rispondere a queste sfide, l’Azienda ha attuato delle soluzioni digitali.

    La prima area di intervento riguarda l’assistenza e la sicurezza dei pazienti affetti da demenza, che, trovandosi in un ambiente sconosciuto, possono manifestare il wandering (tentativo di allontanamento incontrollato), che li espone a rischi per la salute, come le cadute, e genera forte ansia in operatori sanitari e familiari. L’AOU di Modena ha risposto implementando un progetto pilota presso l’UOC di Geriatria dell’;Ospedale Civile di Baggiovara, avvalendosi di una rete di antenne Wi-Fi con protocollo Bluetooth Low Energy (BLE). Ai pazienti a rischio viene fornito un dispositivo simile a un orologio che funge da localizzatore. Se il paziente esce dall’area monitorata, il sistema invia un avviso sui computer del reparto e sui cellulari del personale in servizio, garantendo un intervento tempestivo da parte del personale sanitario. Il tutto avviene nel pieno rispetto della privacy tramite l’anonimizzazione dei dati e il consenso informato.

    La seconda macroarea si concentra sulla semplificazione burocratica e sul miglioramento dell’accessibilità, con lo scopo di ridurre gli spostamenti fisici e ottimizzare i tempi della vita quotidiana, un’esigenza emersa anche dall’ascolto delle associazioni di volontariato.

    L’AOU ha sviluppato tre soluzioni principali:

    1. accoglienza tramite digital kiosk: agli ingressi delle strutture sono stati posizionati dei totem che registrano il codice fiscale, assegnano un numero e indicano l’area di attesa in cui recarsi, orientando le persone;
    2. refertazione digitale criptata: per evitare ai pazienti di dover tornare in ospedale fisicamente, i referti vengono inviati in formato PDF protetto tramite e-mail, la cui password di decriptazione viene inviata via SMS, risparmiando tempo e costi di spostamento al paziente;
    3. ritiro decentralizzato dei referti radiologici: in collaborazione con l’AUSL di Modena, sono state istituite nove aree distribuite su tutto il territorio dove i cittadini possono ritirare i referti e le immagini su CD, previa prenotazione online, godendo del beneficio di una sede più vicina al proprio domicilio indipendentemente da dove è stato eseguito l’esame strumentale.

    Queste iniziative testimoniano che la tecnologia rappresenta una leva per l'umanizzazione delle cure, capace di coniugare l’efficienza organizzativa con un’attenzione alla dimensione relazionale.

    Le tecnologie digitali a servizio della persona, per una medicina più vicina e personalizata

Volontariato e Umanizzazione

  • Associazioni dei pazienti, ospedale, università e industria uniti in un progetto di telemedicina

    Guido Garosi

    Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    Volontariato e Umanizzazione

    Associazioni dei pazienti, ospedale, università e industria uniti in un progetto di telemedicina

    Autori: Guido Garosi

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    Il Progetto CONNESSI (ChrOnic kidNey disease aNEmia awarenesS and online Support Intervention) è un’iniziativa di telemedicina che offre supporto psicologico di gruppo online per pazienti affetti da anemia dovuta a insufficienza renale cronica e per i loro caregiver. Il progetto rappresenta un modello di collaborazione tra quattro attori principali: l’azienda farmaceutica GSK (che ha promosso e finanziato l’iniziativa), l’Associazione dei pazienti ANED, e le unità di Nefrologia e Psicologia Clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese in sinergia con l’Università di Siena.

    L’anemia associata alla malattia renale cronica compromette la qualità della vita, causando limitazioni fisiche e stati emotivi di ansia, rabbia, depressione e isolamento sociale, che possono peggiorare l’aderenza del paziente alle terapie mediche. Poiché il Servizio Sanitario Nazionale destina poche risorse all’assistenza psicologica in ospedale, i pazienti nefrologici rischiano di non ricevere il supporto emotivo necessario.

    Per superare i limiti logistici e lo stigma sociale, CONNESSI ha sfruttato la telemedicina offrendo uno spazio di incontro flessibile e accessibile: l’intervento è consistito in 6 incontri di gruppo online ogni 10 giorni, della durata di 60-90 minuti, guidati da uno psicologo e da volontari ANED.

    Il progetto ha portato a compimento tutti gli obiettivi prefissati:

    • i 18 pazienti che hanno completato il percorso hanno mostrato una riduzione significativa dei fattori psicologici di mantenimento del distress e un conseguente innalzamento dei livelli di qualità di vita;
    • è stato creato un opuscolo digitale di auto-aiuto per i pazienti;
    • è stato strutturato un questionario inedito dedicato alla valutazione delle ripercussioni sulla qualità della vita specifiche per questa condizione.

    Il progetto si è rivelato un successo nell’umanizzazione delle cure e nella creazione di un rapporto di fiducia tra pazienti e sanitari.

    Associazioni dei pazienti, ospedale, università e industria uniti in un progetto di telemedicina
  • Il community building come strategia di coprogettazione aziendale partecipata di coinvolgimento del terzo settore

    Maria Elena Secchi

    ASL4 Liguria

    Volontariato e Umanizzazione

    Il community building come strategia di coprogettazione aziendale partecipata di coinvolgimento del terzo settore

    Autori: Maria Elena Secchi

    Azienda/Ospedale: ASL4 Liguria

    L’Asl4 Liguria ha avviato un processo di trasformazione del proprio modello organizzativo per abbracciare la costruzione di un ecosistema di salute comunitaria. In risposta al piano strategico aziendale del 2023, la salute non è più intesa solo come assenza di malattia, ma come il risultato di una complessa rete di relazioni sociali, reti di prossimità e partecipazione attiva. Questo cambiamento si fonda su tre pilastri fondamentali:

    1. prossimità: invertire il paradigma classico facendo in modo che siano i servizi a muoversi verso i cittadini nei loro luoghi di vita quotidiana, intercettando i bisogni prima che si trasformino in emergenze;
    2. umanizzazione delle cure: rimettere la persona, nella sua interezza fisica, sociale e psicologica, al centro dei percorsi terapeutici;
    3. partecipazione: valorizzare il ruolo attivo di tutti gli attori locali (istituzioni, Terzo Settore, cittadini) nella co-costruzione delle risposte di salute.

    Per tradurre questa visione in realtà, l’Asl4 ha implementato diverse iniziative pratiche, con un’attenzione alle aree interne e alle persone in condizione di fragilità.
    Nelle aree montane e isolate, l’Asl4 ha creato micro-aree territoriali supportate da telemedicina e lavoro in équipe, ottenendo risultati concreti come la riduzione degli accessi al pronto soccorso. Nel borgo di Neirone, ad esempio, è stato attivato un “Punto Salute” dedicato agli over 65 con infermieri di famiglia e comunità e la piattaforma digitale “Cartella a Casa”: in questo modo, è la comunità stessa che si prende cura di sé.

    La flotta “Gulliver”, invece, è un innovativo sistema di ambulatori mobili che porta prestazioni specialistiche, screening, vaccinazioni e prelievi direttamente nei luoghi di vita delle persone, superando le barriere geografiche.

    Questo approccio, in linea con le direttive del DM 77/2022 sull’assistenza territoriale, ha permesso di offrire risposte personalizzate e sostenibili e, nonostante le sfide incontrate, come la frammentazione istituzionale e la ricerca di sostenibilità economica in territori complessi, il modello Asl4 dimostra che la salute si costruisce soprattutto nei luoghi della vita quotidiana.

    Il community building come strategia di coprogettazione aziendale partecipata di coinvolgimento del terzo settore
  • L’umanizzazione delle cure nell’AOU di Modena: un modello innovativo di governance partecipata

    Ilenia Doronzo, Ivonne Pavignani

    Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    Volontariato e Umanizzazione

    L’umanizzazione delle cure nell’AOU di Modena: un modello innovativo di governance partecipata

    Autori: Ilenia Doronzo, Ivonne Pavignani

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha sviluppato un modello organizzativo che pone l’umanizzazione delle cure come pilastro della propria strategia, superando l’approccio biomedico in favore di un modello biopsicosociale, una visione che considera il paziente nella sua interezza fisica, psicologica e sociale, trasformandolo da oggetto di cure a soggetto protagonista.

    Il cuore di questa trasformazione è rappresentato da un’architettura decisionale che integra competenze tecniche e saperi esperienziali:

    • il Board Aziendale: un organismo misto, introdotto seguendo gli indirizzi regionali del 2018, composto da professionisti sanitari e rappresentanti delle Associazioni di Volontariato che ha il compito strategico di co-progettare, promuovere e valutare lo stato di attuazione dei progetti di umanizzazione;
    • il Comitato Consultivo Misto: attivo dal 1997, prevede la partecipazione del volontariato con il compito di assicurare il controllo di qualità dei servizi dal lato del cittadino e promuovere una migliore comunicazione;
    • Project Management dedicato: nel 2024, l’AOU ha istituito una specifica funzione di staff alla Direzione Generale per il coordinamento di questi progetti. L’uso di metodologie di project management garantisce obiettivi specifici, tempi definiti e indicatori di risultato misurabili.

    Nel modello modenese, il Terzo Settore diventa un co-produttore dei servizi sanitari, poichè sono stati approvati 31 progetti focalizzati sulle problematiche psicosociali, tra i quali spicca “Tempo Volontario” in Geriatria (dove i volontari prevengono il delirium e offrono un’alternativa umana alle contenzioni fisiche) e il supporto ai caregiver in Terapia Intensiva (tramite servizi di cucina, lavanderia e spazi relax esterni al reparto). Inoltre, le associazioni gestiscono la somministrazione di questionari nei reparti e collaborano costantemente con l’Ufficio Relazioni con il Pubblico attraverso l’analisi delle segnalazioni provenienti dai cittadini.

    L’approccio dell’AOU di Modena adotta una prospettiva che coinvolge le famiglie e l’intera rete sociale: il successo di questo modello è garantito dal forte commitment istituzionale della Direzione Aziendale, che ha reso l’umanizzazione una scelta strutturata e non una delega a iniziative sporadiche.

    L'umanizzazione delle cure nell'AOU di Modena: un modello innovativo di governance partecipata
  • La comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore al servizio dei pazienti del pronto soccorso

    Francesco Franceschi, Raffaella Lombardo

    Università Cattolica del Sacro Cuore

    Volontariato e Umanizzazione

    La comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore al servizio dei pazienti del pronto soccorso

    Autori: Francesco Franceschi, Raffaella Lombardo

    Azienda/Ospedale: Università Cattolica del Sacro Cuore

    “PS2 – Studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore al servizio dei pazienti del Pronto Soccorso”

    Il sovraffollamento nei Pronto Soccorso è una criticità globale legata alla difficoltà di trasferire tempestivamente nei reparti di degenza i pazienti, a causa dei tempi necessari per le diagnosi e l’aumento di pazienti fragili e cronici.

    All’interno di questo scenario, centinaia di studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore -sede di Roma, hanno scelto di svolgere un servizio di supporto all’interno del PS del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, aderendo al progetto ideato, e di cui è responsabile, la dott.ssa Raffaella Lombardo: PS2 – Personale e Studenti per il Pronto Soccorso.

    PS2 nasce come attività di volontariato nel Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli: un’iniziativa che coinvolge studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di permanenza dei pazienti e dei loro familiari, in particolare delle persone più fragili, attraverso la semplice presenza, l’ascolto e piccoli gesti di cura. Dopo circa un anno di attività, il progetto ha compiuti un passo in più ed è diventato ufficialmente un’ADE (Attività Didattica Elettiva) nel corso di Studio in Medicina e Chirurgia, in Medicine & Surgery e nelle professioni sanitarie, entrando a far parte dell’offerta formativa dell’Ateneo, e riconoscendo così pieno valore formativo al servizio svolto in Pronto Soccorso. PS² come ADE rappresenta un ponte diretto tra la formazione accademica e il servizio concreto al letto del malato: gli studenti nel percorso universitario non solo imparano a “curare”, ma grazie a questa attività si esercitano a “prendersi cura” della persona, coniugando competenze cliniche e attenzione al prossimo.

    Da aprile 2025 ad oggi, sono state svolte ca. 5.500 ore di volontariato da 530 studenti/volontari, 18.200 persone assistite, con un impatto economico risparmiato stimato intorno ai € 76.000.

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  • Progetto «sorrisi in rosa» – IRCCS Istituto Clinico Humanitas

    Cristina Barberis Negra, Gianmarco Monterosso

    IRCCS Istituto Clinico Humanitas

    Volontariato e Umanizzazione

    Progetto «sorrisi in rosa» – IRCCS Istituto Clinico Humanitas

    Autori: Cristina Barberis Negra, Gianmarco Monterosso

    Azienda/Ospedale: IRCCS Istituto Clinico Humanitas

    Presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas nasce «Sorrisi in Rosa», un progetto di sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore al seno ideato da due ex pazienti che si sono incontrate durante le cure: la fotografa Luisa Morniroli e la scrittrice Cristina Barberis Negra. L’iniziativa si distacca dallo stereotipo del dolore e della “guerriera”, per mettere al centro la rinascita, la speranza nel futuro e la femminilità ritrovata, con l’obiettivo di supportare le donne dopo il trauma del cancro.

    Il progetto aiuta le pazienti a rielaborare l’esperienza della malattia attraverso due momenti creativi fondamentali:

    • una mostra fotografica: gli scatti vengono realizzati singolarmente, in luce naturale e rigorosamente senza fotoritocchi. Processo che permette alle partecipanti di vedersi con occhi nuovi, accettando il proprio corpo e riscoprendo la propria bellezza e forza;
    • i laboratori di narrazione: tramite esercizi di scrittura autobiografica e terapeutica, le donne trasformano un evento caotico e doloroso in un racconto coerente. La condivisione di queste storie in gruppo rimuove il senso di isolamento, creando una forte “narrazione di comunità” in cui sentirsi ascoltate e comprese.

    Oggi il movimento conta 170 donne testimonial (i “Sorrisi”) coinvolte negli ospedali Humanitas di tutta Italia, e con il 2026 si arriverà a 190: le loro foto e i loro racconti si trasformano in mostre, opuscoli e pannelli che adornano i reparti, specialmente nel mese della prevenzione, per diffondere un messaggio positivo. Queste testimonianze offrono “parole di luce” e speranza a chi sta appena iniziando le cure, affiancando un linguaggio umano e comprensivo a quello prettamente medico-scientifico.

    Il Valore Clinico e la Ricerca. Il beneficio di «Sorrisi in Rosa» non è solo aneddotico. Uno studio del 2022 condotto dal CREMIT (Università Cattolica di Milano) ha dimostrato che le foto e le storie del progetto infondono grande fiducia, fanno sentire le pazienti meno sole e le incoraggiano a partecipare agli screening preventivi. Infine, il progetto sostiene attivamente la ricerca scientifica in oncologia senologica tramite il progetto della Fondazione Humanitas per la Ricerca.

    Progetto «sorrisi in rosa» - IRCCS Istituto Clinico Humanitas
  • Umanizzazione delle cure: l’esperienza dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma

    Massimiliano Raponi

    IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    Volontariato e Umanizzazione

    Umanizzazione delle cure: l’esperienza dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma

    Autori: Massimiliano Raponi

    Azienda/Ospedale: IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) si distingue per un forte impegno nell’umanizzazione delle cure, un approccio che orienta i servizi all’interezza fisica, sociale e psicologica della persona.

    In uno studio del 2018 promosso da AGENAS, l’ospedale ha ottenuto punteggi di eccellenza (superiori a 9) in quattro aree chiave: processi assistenziali rispettosi, luoghi di cura confortevoli, trasparenza delle informazioni e attenzione alla relazione con il paziente.

    Nel corso degli ultimi anni l’OPBG ha implementato una vasta gamma di iniziative a supporto delle famiglie:

    • ogni anno l’OPBG accoglie circa 3.000 famiglie fuori sede offrendo loro un alloggio gratuito e gestisce 9.000 interventi di mediazione culturale per i pazienti stranieri. Dispone inoltre di una rete di oltre 800 volontari;
    • diritto al gioco e allo studio: per mantenere una dimensione di normalità, le ludoteche dell’ospedale accolgono 20.000 bambini all’anno, mentre il sistema di “scuola in ospedale” garantisce il proseguimento dell’istruzione a circa 4.000 giovani pazienti;
    • è attivo un Comitato Accoglienza che coordina incontri trimestrali con i familiari e le associazioni dei pazienti, collaborando attivamente con altri comitati clinici interni come il Comitato per la gestione del Dolore e quello per il Rischio Clinico.

    L’obiettivo dell’OPBG è inoltre orientato a promuovere modello innovativi di cura partecipativo e trasparente, in cui la persona ed i caregiver siano soggetti attivi capaci di prendere decisioni informate. In quest’ottica si e’ sperimentato il progetto “Parent Escalation of Care”, ispirato alla “Martha’s Rule’ al fine di coinvolgere i familiari nell’identificazione precoce di eventuali segnali di deterioramento clinico del bambino e contattare direttamente un professionista sanitario.

    Umanizzazione delle cure: l'esperienza dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma
  • Un futuro che trasformi la parola umanizzazione in realtà: l’esperienza del comitato di partecipazione aziendale dell’AOU Senese

    Dafne Rossi, Federica Centauri

    Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    Volontariato e Umanizzazione

    Un futuro che trasformi la parola umanizzazione in realtà: l’esperienza del comitato di partecipazione aziendale dell’AOU Senese

    Autori: Dafne Rossi, Federica Centauri

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    L’Azienda ospedaliero-universitaria Senese ha sviluppato un modello organizzativo che pone l’umanizzazione al centro dei propri servizi, riconoscendo la necessità di prendersi cura della persona nella sua interezza: questa visione si basa sul coinvolgimento attivo, l’ascolto e l’empowerment dei pazienti, dei loro familiari e dei volontari, affinché diventino attori protagonisti nel miglioramento continuo dei percorsi di cura e delle pratiche organizzative.

    L’impegno verso un approccio collaborativo al funzionamento dell’Azienda è stato istituzionalizzato all’interno dei documenti di programmazione strategica aziendale (www.ao-siena.toscana.it/atti-di-governo-aziendale), inclusa una sezione dedicata nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO). Lo strumento operativo principale è il progetto aziendale “Coinvolgimento dei pazienti e del volontariato nei percorsi di cura: creare valore insieme in Aou Senese”, che nella terza edizione 2025-2027 ha raccolto e sistematizzato 67 iniziative pratiche mirate, tra i vari ambiti, a migliorare l’umanizzazione degli spazi, l’accoglienza relazionale e i processi clinico-organizzativi (la quarta edizione 2026-2028, contenente 83 iniziative, è disponibile al seguente link).

    Il vero motore di questa strategia è il Comitato di Partecipazione aziendale, un organismo inserito a pieno titolo nello Statuto dell’Azienda che riunisce 20 associazioni di tutela e volontariato. Il Comitato lavora a stretto contatto con la Direzione Aziendale per far emergere i bisogni reali della comunità e tradurli in interventi organizzativi e strutturali.

    Il coinvolgimento e la partecipazione si concretizzano attraverso molteplici prassi virtuose:

    • co-costruzione dei percorsi clinico-assistenziali: il Comitato esprime pareri di competenza e partecipa alla stesura dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA) aziendali e interaziendali, permettendo di integrare l’esperienza diretta dei malati, con riferimento ad aspetti organizzativi e di qualità dei servizi, alle linee guida basate sulle evidenze scientifiche;
    • formazione empatica del personale: è parte integrante dell’offerta formativa aziendale il corso “Una Marcia in +”, volto allo sviluppo di competenze trasversali dei dipendenti come l’ascolto attivo e la gentilezza, grazie anche al coinvolgimento di pazienti “esperti”;
    • accoglienza e orientamento: all’ingresso dell’ospedale è stato istituito un Punto Informativo (Front Office) gestito dai volontari del Comitato, essenziale per orientare i cittadini, facilitare l’accesso ai reparti e illustrare le Carte dei Servizi;
    • spazi di incontro e confronto: attraverso il ciclo di incontri “Agorà della Salute”, professionisti sanitari, direzione e cittadini si confrontano apertamente su temi strategici, come ad esempio l’appropriatezza prescrittiva, le liste di attesa, le performance del Pronto Soccorso;
    • umanizzazione dell’esperienza di cura: vengono promosse iniziative ad alto impatto umano, come il progetto “Nuove Stagioni” per le donne con diagnosi di carcinoma mammario che unisce il supporto psicologico alle pratiche di agricoltura sociale per ridurre l’ansia e l’isolamento. 

    L’integrazione della voce di pazienti e volontari nei processi decisionali ha permesso all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese di orientare la propria governance verso una sanità che unisce l’efficacia clinica a una profonda attenzione per i valori umani.

    Un futuro che trasformi la parola umanizzazione in realtà: l'esperienza del comitato di partecipazione aziendale dell'AOU Senese

Cultura e Umanizzazione

  • Costruire relazioni di cura. Visione, azioni e organizzazione del centro studi cura e comunità per le medical humanities

    Mariateresa Dacquino

    Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Alessandria

    Cultura e Umanizzazione

    Costruire relazioni di cura. Visione, azioni e organizzazione del centro studi cura e comunità per le medical humanities

    Autori: Mariateresa Dacquino

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Alessandria

    Istituito nel 2019 all’interno del Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), il Centro Studi Cura e Comunità per le Medical Humanities dell’AOU di Alessandria nasce con l’obiettivo di superare una visione della medicina ridotta alle sole coordinate tecnico-diagnostiche. La sua missione è restituire alla medicina il senso autentico di therapeia, prendendosi cura della persona nella sua interezza biologica, psicologica, sociale e culturale.

    Il Centro si fonda su tre pilastri strategici:

    1. integrare sapere scientifico e umanistico per arricchire la pratica clinica;
    2. utilizzare la narrazione come dispositivo strategico ed ermeneutico per costruire percorsi di cura personalizzati;
    3. generare una cultura organizzativa basata su empatia, ascolto e bellezza, essenziali per l’esperienza dei pazienti e per contrastare il burnout degli operatori.

    Con oltre 40 iniziative all’attivo e più di 500 professionisti coinvolti, il Centro promuove una sanità partecipata dove cittadini e associazioni di volontariato diventano co-protagonisti del percorso assistenziale, mentre agli operatori sanitari è dedicato un “welfare culturale” per sostenere il loro equilibrio emotivo.

    L’operato del Centro si articola su alcune direttrici principali:

    • medicina narrativa: è il pilastro metodologico. Progetti come Verba Curant e NAME Piemonte hanno misurato rigorosamente come l’impatto della narrazione riduca i conflitti e migliori l’aderenza terapeutica. Un caso pilota è l’approccio narrativo impiegato in Ostetricia quale “reparto narrativo”;
    • arti espressive: la musica e l’arte visiva diventano strumenti terapeutici. Sono stati avviati progetti di Musicoterapia e studi clinici mirati; da segnalare il progetto Music and Motherhood (grazie al CCW in collaborazione con l’OMS e l’ISS) dove il canto di gruppo vien usato per contrastare la depressione post-partum;
    • attraverso il Seminario di Clinica Legale Medica, si indagano le implicazioni normative, la tutela dei diritti e le responsabilità professionali;
    • iniziative come la Biblioteca del Paziente mirano a fornire un’informazione sanitaria chiara e comprensibile (Health Literacy);
    • l’ospedale è luogo di relazioni e memoria: da qui l’attenzione al patrimonio storico quale elemento identitario per la comunità.

    Il Centro punta a trasformare le Medical Humanities da iniziative isolate a componente strutturale dei modelli organizzativi e clinico-assistenziali: attraverso una solida rete con gli enti locali, l’accesso a bandi e il fundraising, l’obiettivo ultimo è costruire un sistema stabile in cui eccellenza clinica e centralità della persona si coniughino indissolubilmente.

    Costruire relazioni di cura. Visione, azioni e organizzazione del centro studi cura e comunità per le medical humanities
  • Cultura, salute e umanizzazione nell’AOU Senese

    Ines Ricciato

    Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    Cultura e Umanizzazione

    Cultura, salute e umanizzazione nell’AOU Senese

    Autori: Ines Ricciato

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese

    Il modello di welfare culturale dell’Aou Senese affonda le sue radici nel momento più buio della pandemia da Covid-19, nascendo come reazione proattiva all’isolamento emotivo, funzionale e strutturale vissuto negli ospedali. Per contrastare il “digiuno culturale” causato dai divieti, il 4 marzo 2021 l’Azienda ha lanciato il format online “Agorà Aou Senese”, ideato per mantenere vivo il confronto, l’incontro e la divulgazione scientifica tramite canali digitali. Questa presa di consapevolezza ha fatto da volano alla strategia aziendale, sintetizzata nel claim che guida ancora oggi l’ospedale: «Aou Senese: curiamo anche con la cultura».

    Il modello si fonda sui principi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che riconosce l’efficacia delle attività culturali, artistiche e creative come veri e propri strumenti di promozione della salute. L’approccio dell’Aou Senese è olistico e si rivolge non solo ai pazienti — supportando i percorsi terapeutici tradizionali e migliorando l’accoglienza — ma anche ai professionisti sanitari, attivando un circolo che migliora il benessere organizzativo e l’empatia nella relazione di cura. Il metodo alla base è caratterizzato da una governance partecipativa: dal 2022, ogni autunno viene lanciata una call to action rivolta a dipendenti e associazioni di volontariato per proporre progetti.

    Il modello prende vita attraverso una rete di collaborazioni con istituzioni culturali locali ed enti del Terzo Settore, declinandosi in tre macro-aree:

    • musica e danza: le corsie si animano per ridurre lo stress clinico grazie alle esibizioni di balletto professionistico (“Danza in corsia”) e alla musica classica eseguita per i pazienti onco-ematologici (“Ematologia in musica”). Un importante protocollo con il Conservatorio Rinaldo Franci ha strutturato ulteriormente questi interventi musicali per i degenti e ha introdotto corsi e percorsi di wellbeing per i dipendenti. Non sono mancati, inoltre, incontri con artisti di rilievo come Achille Lauro per donare spensieratezza alle pediatrie;
    • medicina narrativa e lettura: i vissuti traumatici della pandemia sono stati elaborati attraverso progetti di storytelling editoriale come “Una marcia in più. Noi oltre il Covid”. Il progetto teatrale “Le storie degli altri” utilizza le arti performative per migliorare la mediazione interculturale, mentre il libro “Le avventure del signor Sié” sfrutta il racconto terapeutico per alleviare l’ansia preoperatoria dei bambini, declinato anche in versione digitale con la realtà virtuale e con l’umanizzazione degli ambienti di cura. A questo si affianca una Biblioteca Ospedaliera che, grazie a volontari appositamente formati, porta il prestito gratuito di libri direttamente al letto dei pazienti;
    • arte, storia e identità locale: per rinsaldare il legame con il territorio, l’Aou Senese ha stipulato accordi con il Magistrato delle Contrade con l’Opera della Metropolitana di Siena e con la Fondazione Antico Spedale Santa Maria della Scala, partnership che generano percorsi di welfare culturale, mostre e visite guidate dedicate al personale e ai pazienti.

    Il modello senese dimostra che la “buona cura” necessita anche di qualità relazionale e bellezza; questa strategia ha trasformato la crisi pandemica in un’opportunità permanente, consolidando un format virtuoso, generatore di valore per l’intera comunità e facilmente replicabile in altre realtà sanitarie.

    Cultura, salute e umanizzazione nell'AOU Senese
  • Il progetto «spazio etico» in ASL4 Liguria: servizio di ascolto, orientamento e promozione della cultura etica nelle cure sanitarie

    Martina Bariola

    ASL4 Liguria

    Cultura e Umanizzazione

    Il progetto «spazio etico» in ASL4 Liguria: servizio di ascolto, orientamento e promozione della cultura etica nelle cure sanitarie

    Autori: Martina Bariola

    Azienda/Ospedale: ASL4 Liguria

    Il progetto “Spazio Etico” promosso dall’ASL 4 Liguria nasce per rispondere alla crescente necessità di umanizzazione delle cure sanitarie, riconoscendo che il paziente porta con sé bisogni non solo fisici, ma anche psicologici, spirituali ed esistenziali. Si tratta di un servizio innovativo che offre uno spazio protetto di ascolto, orientamento e confronto per affrontare i dilemmi etici legati alle pratiche di cura. Lo scopo principale è migliorare la comunicazione e la relazione tra personale sanitario, pazienti e caregiver, garantendo decisioni più accurate e una gestione efficace degli eventuali conflitti etici nel pieno rispetto della dignità umana.

    Lo Spazio Etico si articola su due dimensioni:

    1. fisica: attraverso uno sportello attivo all’interno delle Case di Comunità, presidiato da operatori qualificati;
    2. simbolica: come un tempo e un luogo dedicato all’ascolto e alla riflessione condivisa.

    Il lavoro è supportato da un “Gruppo di facilitazione” interno e supervisionato da un Comitato Scientifico esterno, composto da figure di spicco della bioetica italiana, che ne garantisce il rigore metodologico e l’oggettività; gli interventi avvengono tramite momenti di ascolto strutturati, sia individuali che di gruppo, che aiutano professionisti e assistiti a gestire conflittualità intrapsichiche e interpersonali legate alla malattia. Nell’ultimo anno, il progetto ha permesso di mappare i bisogni etici e i livelli di competenza relazionale (human caring) all’interno delle diverse équipe e sono stati promossi eventi formativi sull’umanizzazione delle cure e sulla spiritualità, specialmente in contesti clinici complessi come l’oncologia e l’hospice.

    Attualmente, lo sportello di ascolto è accessibile ai professionisti e alle équipe mediche, ma l’obiettivo primario per il futuro è l’estensione del servizio direttamente ai cittadini, ai pazienti e ai caregiver: le prospettive includono anche un forte rafforzamento della formazione etica per il personale, la creazione di un database scientifico aziendale per condividere le evidenze e lo sviluppo di percorsi multidisciplinari. L’esperienza finora maturata dimostra che lo “Spazio Etico” è un modello innovativo e replicabile anche in altre realtà sanitarie, per diffondere una visione umanistica della medicina sempre più centrata sulla persona.

    Il progetto «spazio etico» in ASL4 Liguria: servizio di ascolto, orientamento e promozione della cultura etica nelle cure sanitarie
  • La danza come strumento di cura

    Ugo Marinelli, Angela Bertani

    Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Modena

    Cultura e Umanizzazione

    La danza come strumento di cura

    Autori: Ugo Marinelli, Angela Bertani

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Modena

    Il progetto “Tracce di Frida – il corpo resiliente” è un’iniziativa di umanizzazione delle cure nata all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) di Modena, specificamente nell’ambulatorio multidisciplinare delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali ed Articolari. Ispirato alla figura dell’artista Frida Kahlo il progetto utilizza la danza come strumento di cura complementare, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, ridurre la percezione del dolore e migliorare l’attività della malattia, fornendo alle pazienti uno strumento per riappropriarsi positivamente del proprio corpo nel lungo periodo.

    L’iniziativa ha coinvolto 12 donne affette da Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali associate a Spondiloartrite Assiale o Periferica: le partecipanti avevano subito interventi di chirurgia addominale e affrontavano patologie croniche e invalidanti che, insieme agli effetti delle terapie mediche e chirurgiche, causano un’alterata percezione dell’immagine corporea, forte stress emotivo, isolamento e difficoltà relazionali e sociali.

    Il progetto è stato reso possibile grazie a un solido Protocollo d’Intesa stipulato tra l’AOU di Modena e la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto: questa partnership rappresenta un’eccellente fusione tra medicina e arte (welfare culturale). Per l’esecuzione è stato creato un team multidisciplinare composto da coreografi qualificati, gastroenterologi, reumatologi, medici fisiatri e psicologi.

    Le 12 pazienti sono state accolte per 9 incontri della durata di due ore direttamente all’interno della palestra dell’Ospedale Civile di Baggiovara, portando l’arte nel luogo di cura: la danza ha innescato un’attivazione di risorse fisiche, cognitive ed emozionali all’interno di un contesto sociale e cooperativo, promuovendo il benessere psicofisico complessivo.

    L’efficacia del progetto è stata misurata sia attraverso questionari somministrati alle pazienti, sia tramite specifici score clinici valutati dai medici per misurare l’attività delle malattie: i risultati hanno confermato il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati poichè è stato registrato un netto miglioramento della qualità della vita, una riduzione del dolore e un miglioramento del quadro infiammatorio clinico.

    Il più grande successo dell’iniziativa risiede nell’impatto umano sulle partecipanti, le quali hanno potuto smettere di identificarsi unicamente con la propria condizione clinica, arrivando ad affermare: «Io sono una persona, non sono la mia malattia».

    La danza come strumento di cura
  • Progetto «OHANA»: umanizzare l’assistenza attraverso la sinergia tra le culture

    Carmen Nuzzo, Cristina Pistacchio

    Fondazione Policlinico Universitario «Gemelli» IRCCS

    Cultura e Umanizzazione

    Progetto «OHANA»: umanizzare l’assistenza attraverso la sinergia tra le culture

    Autori: Carmen Nuzzo, Cristina Pistacchio

    Azienda/Ospedale: Fondazione Policlinico Universitario «Gemelli» IRCCS

    Il progetto “Ohana” prende il nome da un termine hawaiano che significa “famiglia” ed esprime il principio per cui nessuno viene lasciato solo. L’iniziativa nasce per abbattere le barriere linguistiche e culturali in ambito sanitario, con l’obiettivo di garantire al paziente di origine straniera un’assistenza culturalmente coerente. Il progetto mira a superare i bias interpretativi che possono portare a errori diagnostici, bassa aderenza alle cure e interventi troppo standardizzati, rimettendo la persona al centro del percorso di cura.

    Il progetto si fonda su un network interno di oltre 170 operatori sanitari e studenti volontari che forniscono supporto linguistico e interculturale; la forza di questi operatori risiede nella loro duplice competenza: condividono lingua e retroterra culturale con il paziente, ma, in virtù della loro esperienza di vita e professionale in Italia, possiedono una solida padronanza della lingua e della cultura del contesto, nonché del linguaggio tecnico-scientifico, dei percorsi assistenziali e dei protocolli aziendali, favorendo una reale comprensione reciproca.

    Il progetto genera benefici per tutti i soggetti coinvolti:

    • riduce l’isolamento comunicativo dei pazienti;
    • aumenta la soddisfazione lavorativa del personale, il senso di valorizzazione professionale e l’appartenenza aziendale;
    • offre un supporto nella gestione di casi complessi, stimolando la crescita di competenze transculturali e prevenendo approcci etnocentrici;
    • garantisce che i pazienti comprendano realmente i rischi clinici prima di firmare un consenso informato, superando le potenziali inesattezze che si verificano quando la traduzione è affidata solo ai familiari.

    Avviato ufficialmente nel febbraio 2023, “Ohana” ha registrato una crescita esponenziale, passando da 78 attivazioni nel primo anno a ben 326 nel secondo: i risultati attesi includono l’empowerment del personale, l’aumento della soddisfazione dell’utenza e il miglioramento degli outcome clinici.

    Progetto «OHANA»: umanizzare l'assistenza attraverso la sinergia tra le culture

Comunicazione, soft skills e Umanizzazione

  • Fattibilità ed efficacia di un programma di mindfulness somministrato via web a pazienti durante il ricovero: uno studio pilota (Progetto KIMPO)

    Licia Grazzi, Mariano Marcigaglia, Danilo Antonio Montisano, Alberto Raggi, Alessandra Parisi

    Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    Fattibilità ed efficacia di un programma di mindfulness somministrato via web a pazienti durante il ricovero: uno studio pilota (Progetto KIMPO)

    Autori: Licia Grazzi, Mariano Marcigaglia, Danilo Antonio Montisano, Alberto Raggi, Alessandra Parisi

    Azienda/Ospedale: Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano

    Il Progetto KIMPO è uno studio pilota nato presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico “Carlo Besta” di Milano e nasce per rispondere all’esigenza di mitigare l’impatto traumatico del ricovero ospedaliero, un’esperienza che spesso genera ansia, depressione e isolamento nei pazienti. L’obiettivo principale è migliorare la risposta psicofisica dei pazienti offrendo loro strumenti concreti di autoregolazione emotiva tramite la pratica della mindfulness, agevolata dall’uso di tecnologie digitali. Inizialmente il progetto mirava a supportare anche i caregiver, ma il loro reclutamento non è stato attivato a causa di una scarsa adesione iniziale.

    Si tratta di uno studio pilota prospettico e interventistico condotto in un singolo centro nel quale sono stati arruolati consecutivamente 30 pazienti ricoverati presso l’istituto. Lo studio prevedeva un follow-up di due mesi per monitorare l’aderenza e gli effetti a medio termine.

    Il percorso si è articolato in tre fasi principali:

    • fase introduttiva: una sessione per informare i partecipanti sugli obiettivi e fornire una formazione teorico-pratica di base sulla mindfulness;
    • programma strutturato: 8 sessioni settimanali della durata di 75 minuti, erogate interamente da remoto tramite una piattaforma online per garantire flessibilità e accessibilità;
    • pratica quotidiana a domicilio: ai partecipanti è stato richiesto di utilizzare un’app mobile dedicata per svolgere attività guidate di 12 minuti al giorno, consolidando così le competenze acquisite.

    Al termine del percorso, è stato somministrato un questionario di soddisfazione per valutare l’efficacia dell’intervento.

    I risultati emersi sono stati ampiamente positivi poichè si è registrata un’elevata aderenza al programma, con una partecipazione costante sia alle sessioni online che alla pratica domiciliare quotidiana. I pazienti hanno percepito il percorso come molto utile, sviluppando nuove strategie di coping per gestire l’ansia e lo stress legati alla malattia, in particolare nella delicata fase successiva alla dimissione; un ulteriore beneficio è stato il miglioramento delle dinamiche familiari, facilitando una comunicazione più efficace e una maggiore coesione tra paziente e familiari.

    Lo studio presenta alcuni limiti metodologici, tra cui il campione ridotto (30 pazienti), l’assenza di un gruppo di controllo e la mancanza di un follow-up a lungo termine. Tuttavia, l’esperienza conferma il successo e la fattibilità di integrare un programma di mindfulness supportato da strumenti digitali nei percorsi di cura.

    Fattibilità ed efficacia di un programma di mindfulness somministrato via web a pazienti durante il ricovero: uno studio pilota (Progetto KIMPO)
  • L’adozione del modello «family-centered care, NIDCAP» e la formazione sul campo continua rivolta al personale

    Licia Lugli, Marisa Pugliese

    Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    L’adozione del modello «family-centered care, NIDCAP» e la formazione sul campo continua rivolta al personale

    Autori: Licia Lugli, Marisa Pugliese

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

    Negli ultimi decenni, la neonatologia ha vissuto una profonda evoluzione, abbandonando un’impostazione centrata sulla gestione clinica e biomedica del neonato per adottare un modello assistenziale integrato e sistemico. In questo contesto si colloca l’adozione di un paradigma assistenziale che riconosce il neonato e la sua famiglia come un’unità inscindibile e fulcro del percorso di cura. Nato negli Stati Uniti negli anni ’80 per superare un modello assistenziale tradizionale in cui la famiglia era considerata un soggetto passivo, la Family-Centered Care (FCC) rappresenta oggi uno standard di riferimento a livello internazionale. Esso si fonda sul presupposto che la famiglia costituisca una risorsa e un partner attivo nel processo di cura: i genitori vengono coinvolti nei processi decisionali clinici e nella pianificazione terapeutica, all’interno di un contesto caratterizzato da comunicazione trasparente e adeguato supporto psicoemotivo. La migliore espressione della FCC nella pratica clinica è il NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program), un metodo che mira a individualizzare l’assistenza al neonato fragile, in base ai suoi bisogni neuroevolutivi, con l’obiettivo di contenere lo stress indotto dalla Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Attraverso una sistematica osservazione delle risposte fisiologiche e comportamentali del bambino, il NIDCAP permette di individualizzare l’intervento, anche adattando l’ambiente (modulando luci, rumori e stimoli tattili) nel rispetto i delicati ritmi biologici di sonno-veglia del neonato. Nel biennio 2024–2025, la Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena ha avviato un progetto finalizzato al consolidamento del modello FCC e al miglioramento della qualità dell’accoglienza e dell’assistenza rivolta ai neonati e alle loro famiglie. Il progetto nasce, nell’ambito dei percorsi di umanizzazione delle cure, dall’esigenza consolidare un approccio globale, inclusivo e integrato. I genitori sono posti al centro del processo assistenziale e supportati da un’équipe multidisciplinare che opera in modo sinergico, con l’obiettivo di promuovere la relazione affettiva con il neonato, il legame di attaccamento e la funzione genitoriale, elementi fondamentali per lo sviluppo globale del bambino. Per garantire l’efficacia di questo modello, che pone la relazione al centro della cura, le strutture ospedaliere devono investire nella Formazione sul Campo (FSC) continua rivolta ai professionisti sanitari, al fine di fornire strumenti utili a migliorare la relazione e il processo comunicativo tra équipe, neonato e genitori, sostenendo lo sviluppo neuroevolutivo, la funzione genitoriale e il legame di attaccamento neonato-genitori. Questo cambiamento sancisce il passaggio da un’assistenza basata sull’esecuzione di procedure a un modello biopsicosociale centrato sulla relazione.

    L'adozione del modello «family-centered care, NIDCAP» e la formazione sul campo continua rivolta al personale
  • L’umanizzazione delle cure e delle relazioni in ASL4 Liguria: un modello integrato di benessere organizzativo e collaborazione comunitaria

    Michela Ferlenghi

    ASL4 Liguria

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    L’umanizzazione delle cure e delle relazioni in ASL4 Liguria: un modello integrato di benessere organizzativo e collaborazione comunitaria

    Autori: Michela Ferlenghi

    Azienda/Ospedale: ASL4 Liguria

    La strategia adottata dall’Asl4 Liguria per promuovere l’umanizzazione delle cure si fonda su una visione olistica che pone la persona al centro, considerandola nella sua interezza e non solo come paziente o numero. L’efficacia delle cure viene infatti misurata anche attraverso la qualità delle relazioni umane, sviluppando un modello integrato che si articola in diverse aree strategiche:

    1. per favorire un clima aziendale sereno e collaborativo, l’Azienda ha implementato iniziative mirate a tutti i livelli, tra queste spicca “Benvenuto in Asl4”, un appuntamento informale progettato per facilitare l’integrazione dei neoassunti e metterli in contatto diretto con la Direzione Strategica. A questo si affianca il coinvolgimento proattivo degli ex colleghi in pensione per favorire uno scambio intergenerazionale e un “passaggio del testimone”, prezioso per intercettare i bisogni operativi ed etici sul territorio. Il benessere sociale ed extra-lavorativo è inoltre promosso attraverso le attività del CRAL (Circolo Ricreativo Aziendale dei Lavoratori). A livello dirigenziale, il progetto TEAM TAMM mira a rafforzare la sinergia e la capacità di problem solving tra il Top e Middle Management. Un’iniziativa di grande impatto in questo ambito è la “Giornata di Scambio”, che permette ai dirigenti di trascorrere un’intera giornata operativa nella struttura di un collega per sviluppare empatia, fiducia e una profonda comprensione reciproca delle sfide quotidiane;
    2. l’umanizzazione passa anche attraverso un ambiente di lavoro equo e rispettoso. L’Asl4 ha definito un Piano delle Azioni Positive volto a favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, promuovere l’uguaglianza di genere nelle carriere e contrastare attivamente qualsiasi forma di discriminazione o violenza. Il rispetto e l’applicazione di questi principi sono garantiti e monitorati dal Comitato Unico di Garanzia (CUG), un organo paritetico aziendale e sindacale che tutela la realizzazione di un ambiente lavorativo sano;
    3. per consolidare il senso di appartenenza, l’Asl4 ha attivato la rubrica mensile «La Tua Asl T’Informa». Questo strumento di comunicazione racconta le attività quotidiane degli operatori, favorendo la trasparenza, il riconoscimento del lavoro altrui e trasformando l’organizzazione in una vera e propria comunità unita da un obiettivo comune;
    4. un pilastro fondamentale dell’umanizzazione è il ponte creato con la comunità esterna e il Terzo Settore. L’istituzione della “Casa del Volontario” garantisce spazi fisici e una co-pianificazione costante. I volontari, dopo aver ricevuto una formazione sulla prevenzione e sull’umanizzazione, operano in aree estremamente delicate: portano supporto amichevole nei Pronto Soccorso e nelle RSA e offrono un accompagnamento emotivo e spirituale nei reparti Hospice e cure palliative per il fine vita.

    Il modello dell’Asl4 Liguria dimostra come l’umanizzazione debba permeare ogni livello dell’Azienda, fondendo la competenza clinica con l’empatia, per elevare la qualità delle cure e la vita di chi le offre e di chi le riceve.

    L'umanizzazione delle cure e delle relazioni in ASL4 Liguria: un modello integrato di benessere organizzativo e collaborazione comunitaria
  • L’umanizzazione delle relazioni dell’AOU Senese. Modelli per la promozione di soft skills negli operatori e coinvolgimento dei pazienti

    Andrea Pozza

    Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    L’umanizzazione delle relazioni dell’AOU Senese. Modelli per la promozione di soft skills negli operatori e coinvolgimento dei pazienti

    Autori: Andrea Pozza

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero‑Universitaria Senese

    All’indomani dell’emergenza pandemica, l’Azienda ospedaliero‑universitaria Senese (Aou Senese) ha posto il benessere organizzativo dei professionisti e l’umanizzazione delle cure al centro del proprio piano gestionale e per rispondere all’incremento dello stress e valorizzando la dimensione gruppale sia nella formazione del personale che nell’assistenza ai pazienti, l’Azienda ha sviluppato tre iniziative innovative incentrate sulla promozione delle “soft skills” e sul supporto psicologico, integrando attivamente i pazienti nei percorsi clinici e formativi.

    Progetto «Una Marcia in +» si rivolge al personale neoassunto con l’obiettivo di consolidare competenze trasversali fondamentali, quali la comunicazione assertiva, la gestione dei conflitti, il lavoro di gruppo e l’ascolto empatico. L’aspetto più innovativo del progetto risiede nella “formazione partecipata”: il percorso supera la didattica frontale per fare affidamento sull’esperienzialità e sul coinvolgimento diretto del “paziente esperto”. Queste figure, avendo elaborato con consapevolezza il proprio vissuto di malattia, partecipano alla formazione del personale attraverso testimonianze reali e role-playing teatrali basati su dinamiche comunicative vissute in ospedale.

    Progetto «Nuove Stagioni» è dedicato alle donne con carcinoma mammario e ai loro familiari; è un programma che offre supporto psicologico per affrontare i vissuti di ansia, depressione e isolamento sociale che spesso seguono l’intervento chirurgico. L’iniziativa si distingue per una forte impronta multidisciplinare e si svolge al di fuori del contesto medicalizzato: unisce incontri di gruppo basati sulla meditazione (mindfulness) e un percorso di orticoltura sociale presso la tenuta agricola di Suvignano. Il contatto con la natura e la creazione di qualcosa in comune senza il timore del giudizio hanno permesso alle pazienti di riattivare il proprio senso di autoefficacia e di generatività.

    Progetto «Connessi» Questo programma è stato ideato per offrire supporto psicologico ai pazienti affetti da Malattia Renale Cronica (MRC) e ai loro caregiver. Utilizzando la psicoterapia cognitivo-comportamentale, il progetto si articola in sedute di gruppo online. L’approccio da remoto si è rivelato strategico per raggiungere i pazienti ed evitare loro ulteriori spostamenti faticosi. Lavorando sulla riduzione delle credenze disfunzionali e sulla gestione delle emozioni, il percorso ha dimostrato di poter migliorare significativamente la qualità della vita dei partecipanti, fornendo loro anche un opuscolo di auto-aiuto digitale per continuare la pratica in autonomia.

    Questi tre progetti dimostrano come l’Aou Senese stia ridisegnando l’assistenza post-pandemica trasformando i pazienti da semplici fruitori a co-protagonisti della cura e della formazione.

    L’umanizzazione delle relazioni dell'AOU Senese. Modelli per la promozione di soft skills negli operatori e coinvolgimento dei pazienti
  • La pianificazione condivisa: uno strumento per un approccio etico alla relazione di cura; l’esperienza dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù

    Luigi Zucaro

    Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    La pianificazione condivisa: uno strumento per un approccio etico alla relazione di cura; l’esperienza dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù

    Autori: Luigi Zucaro

    Azienda/Ospedale: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

    L’Etica Clinica rappresenta una risorsa fondamentale per le strutture sanitarie, poiché garantisce che il percorso clinico mantenga il proprio senso, la propria qualità e appropriatezza, evitando che l’enorme disponibilità odierna di mezzi tecnici prenda il sopravvento sullo scopo del loro utilizzo. Un esempio di questa integrazione è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che nel 2016 ha istituito la Funzione Bioetica affiancata da un Comitato di Etica Clinica: team che offre consulenza direttamente al letto del malato, dialogando con i clinici, i pazienti e le famiglie. Il loro coinvolgimento aiuta a prendere decisioni difficilissime che in ambito pediatrico risultano ancora più complesse poiché il bambino non può decidere per sé stesso e la responsabilità ricade su medici e genitori.

    In questo quadro si inserisce la Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC), normata in Italia dalla Legge 219 del 2017: il fondamento è la “relazione” che trasforma il Consenso Informato da un mero adempimento burocratico e difensivo in un vero “con-senso”, un processo in cui medico e paziente (o i suoi genitori) pianificano un percorso verso un bene comune oggettivo.

    In pediatria, la PCC è uno strumento vitale per evitare due derive opposte che compromettono la cura:

    • il paternalismo medico, in cui il sanitario pretende di scegliere da solo per il paziente;
    • l’eccesso di delega decisionale, in cui il medico si limita a informare, scaricando sui genitori il peso insostenibile della scelta.

    La PCC favorisce un’autentica alleanza terapeutica, costringendo tutti gli attori a sedersi attorno a un tavolo per esaminare fini e mezzi, valutando le alternative terapeutiche e scongiurando il rischio di accanimento clinico.

    Per essere efficace e incidere sul percorso clinico, il documento di PCC deve essere agile, chiaro e accessibile anche a operatori in emergenza che non conoscono il paziente (es. 118 o Pronto Soccorso). Al suo interno devono essere chiarite le finalità globali di cura, le opzioni terapeutiche accettate o escluse, e deve essere data grande importanza alla valutazione della qualità di vita del paziente, includendo anche le sofferenze “non biologiche”.

    L’Etica Clinica e la PCC agiscono come presidi per salvaguardare il complesso ecosistema ospedaliero, umanizzando le cure e rendendo i sanitari non dei meri esecutori tecnici, ma dei veri e propri “compagni di strada” per le famiglie.

    La pianificazione condivisa: uno strumento per un approccio etico alla relazione di cura; l'esperienza dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù
  • Personalizzazione e umanizzazione delle cure: modelli operativi per bisogni complessi

    Carmen Cappitella, Igina Breccia

    Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    Personalizzazione e umanizzazione delle cure: modelli operativi per bisogni complessi

    Autori: Carmen Cappitella, Igina Breccia

    Azienda/Ospedale: Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma

    L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma si distingue per un impegno nell’implementazione di modelli sanitari orientati all’umanizzazione e alla personalizzazione dell’assistenza. L’approccio adottato è di tipo olistico: l’attenzione non è rivolta esclusivamente agli aspetti clinici della malattia, ma considera la persona nella sua interezza, integrando la sua storia di vita, curandone le emozioni e prestando un’attenzione particolare alle fragilità.

    Il modello operativo dell’Azienda si fonda su cinque principi cardine: centralità della persona, personalizzazione dei percorsi di disabilità, continuità di cura, presa in carico e comunicazione/accoglienza inclusiva. Per tradurre questi valori in risposte concrete e flessibili, l’AOU Sant’Andrea ha sviluppato tre progettualità principali:

    1. il Servizio TOBIA: un modello assistenziale progettato per garantire un accesso equo e sicuro alle cure ordinarie a pazienti con disabilità complesse, come disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettive o relazionali. Poiché questi pazienti faticano a seguire i percorsi standard, il servizio TOBIA si avvale di infermieri con funzione di care manager e di un team multidisciplinare che costruiscono piani assistenziali individualizzati. Il servizio offre accompagnamento dedicato, ambienti protetti e si fa carico di tutti gli adempimenti amministrativi per alleggerire le famiglie;
    2. l’Agenda di Dimissione: l’azienda ha creato uno strumento di empowerment ed educazione per il paziente e i suoi caregiver. L’agenda, consegnata in formato cartaceo al termine del ricovero, è affiancata da una versione digitale accessibile tramite QR code; questa piattaforma contiene istruzioni personalizzate sulla terapia, il follow-up clinico e include la rubrica “Nurse for Care”: un canale YouTube con video-tutorial realizzati dagli infermieri aziendali che guidano i pazienti nelle pratiche di autocura quotidiana, garantendo vicinanza e sicurezza anche a casa;
    3. il Progetto Caring Massage®: Ispirato alla filosofia dello Human Caring, questo progetto integra il contatto fisico consapevole nella relazione terapeutica, trasformando le azioni quotidiane in “gesti di cura”. Erogato da una Comunità di Pratica di infermieri appositamente formati, il Caring Massage® prevede movimenti avvolgenti dedicati a pazienti fragili, oncologici, allettati o in fase perioperatoria, con l’obiettivo di ridurre lo stress, aumentare il comfort e migliorare l’esperienza clinica.

    Attraverso questi percorsi, l’AOU Sant’Andrea dimostra come l’umanizzazione delle cure si concretizzi in modelli adattivi capaci di valorizzare l’autonomia, l’inclusione e la dignità della persona

    Personalizzazione e umanizzazione delle cure: modelli operativi per bisogni complessi
  • Progetto per la primary nursing, dal to cure al to care. Il Policlinico Gemelli: origine e sviluppo

    Manuela Cavalletti, Orietta Sofo

    Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS

    Comunicazione, soft skills e umanizzazione

    Progetto per la primary nursing, dal to cure al to care. Il Policlinico Gemelli: origine e sviluppo

    Autori: Manuela Cavalletti, Orietta Sofo

    Azienda/Ospedale: Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS

    Fondato nel 1964 per iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Policlinico Agostino Gemelli IRCCS ha sviluppato un modello integrato in cui l’attività clinica, la ricerca scientifica e la didattica universitaria si alimentano reciprocamente: la struttura ha vissuto un’espansione infrastrutturale e funzionale, rafforzando la sua vocazione internazionale attraverso collaborazioni accademiche e programmi europei. Un passaggio evolutivo fondamentale è avvenuto nel 2015, quando il Policlinico ha assunto la forma giuridica di Fondazione, assetto che gli ha conferito maggiore autonomia operativa e capacità di attrarre risorse, consolidando la sua leadership nel panorama sanitario.

    La gestione del Policlinico si basa su una governance strutturata e orientata all’etica: la Direzione Generale coordina tutte le attività operando in sinergia con la Direzione Sanitaria, garante della qualità clinica, e la Direzione Scientifica, motore dell’innovazione. A tutela dell’integrità istituzionale e dei diritti dei pazienti, il Gemelli si avvale di un sistema di controllo rigoroso: il Comitato Etico valuta le implicazioni morali delle sperimentazioni cliniche, mentre l’Organismo di Vigilanza e il Codice Etico assicurano la correttezza gestionale prevendo il rischio di illeciti. Questa impalcatura etica riflette l’identità e i valori fondanti dell’istituzione, di ispirazione cristiana, che pongono al centro la dignità, i bisogni fisici, psicologici e spirituali della persona.
    La crescita del Gemelli è segnata da un continuo potenziamento tecnologico: tra i principali traguardi figurano l’apertura del nuovo polo oncologico, l’implementazione di sale operatorie ibride, laboratori di microbiologia molecolare di ultima generazione e l’introduzione della chirurgia interventistica robotizzata.

    L’aspetto più innovativo del Gemelli è la sua capacità di dimostrare che l’alta tecnologia e l’umanizzazione della cura si potenziano a vicenda. Per superare la frammentazione dell’assistenza ospedaliera tradizionale, l’ospedale ha adottato il modello del Primary Nursing, assegnando a ogni paziente un “infermiere primario” che diventa il punto di riferimento costante per tutto il percorso di cura. Questo approccio relazionale, fondamentale in ambiti critici come la Cardiochirurgia, si è integrato perfettamente con il Progetto PERLA, la prima certificazione italiana per la qualità della cura centrata sulla persona, unendo competenze cliniche avanzate, empatia, ascolto e personalizzazione.

    Progetto per la primary nursing, dal to cure al to care. Il Policlinico Gemelli: origine e sviluppo