Il progetto “Ohana” prende il nome da un termine hawaiano che significa “famiglia” ed esprime il principio per cui nessuno viene lasciato solo. L’iniziativa nasce per abbattere le barriere linguistiche e culturali in ambito sanitario, con l’obiettivo di garantire al paziente di origine straniera un’assistenza culturalmente coerente. Il progetto mira a superare i bias interpretativi che possono portare a errori diagnostici, bassa aderenza alle cure e interventi troppo standardizzati, rimettendo la persona al centro del percorso di cura.
Il progetto si fonda su un network interno di oltre 170 operatori sanitari e studenti volontari che forniscono supporto linguistico e interculturale; la forza di questi operatori risiede nella loro duplice competenza: condividono lingua e retroterra culturale con il paziente, ma, in virtù della loro esperienza di vita e professionale in Italia, possiedono una solida padronanza della lingua e della cultura del contesto, nonché del linguaggio tecnico-scientifico, dei percorsi assistenziali e dei protocolli aziendali, favorendo una reale comprensione reciproca.
Il progetto genera benefici per tutti i soggetti coinvolti:
- riduce l’isolamento comunicativo dei pazienti;
- aumenta la soddisfazione lavorativa del personale, il senso di valorizzazione professionale e l’appartenenza aziendale;
- offre un supporto nella gestione di casi complessi, stimolando la crescita di competenze transculturali e prevenendo approcci etnocentrici;
- garantisce che i pazienti comprendano realmente i rischi clinici prima di firmare un consenso informato, superando le potenziali inesattezze che si verificano quando la traduzione è affidata solo ai familiari.
Avviato ufficialmente nel febbraio 2023, “Ohana” ha registrato una crescita esponenziale, passando da 78 attivazioni nel primo anno a ben 326 nel secondo: i risultati attesi includono l’empowerment del personale, l’aumento della soddisfazione dell’utenza e il miglioramento degli outcome clinici.

